“DOVE FANNO IL DESERTO, LO CHIAMANO PACE” (Tacito)

Oggi, Sabato 24 febbraio, sono due anni dall’invasione dello stato russo e dallo scoppio della guerra interimperialistica in Ucraina con i suoi continui crimini e distruzioni. In Palestina prosegue la guerra genocidiaria del governo israeliano supportato da USA e UE, al di là dei vari discorsi di facciata.
Necessaria la ferma opposizione contro ogni narrazione guerrafondaia dell’ordine vigente che esalta il militarismo come la strategia propagandista nelle scuole e università e che parla di guerre “giuste” o “necessarie” della serie “se vuoi la pace prepara la guerra” e contro tutti gli eserciti, le spese militari, l’industria bellica, le servitù militari e i massacri dei popoli.

Da rigettare tutte le bandiere nazionaliste che dividono le società umane, che dividono i proletariati delle varie regioni del mondo per gli interessi delle élites dominanti, esse sono vessilli di morte.

Le guerre si riproducono e devastano il pianeta. Lo stato italiano è dentro molte di queste guerre. Riempie di armi, tra gli altri, lo stato ucraino e quello israeliano, e reprime con il manganello al suo interno coloro che lottano e manifestano contro il genocidio incrementale delle/dei palestinesi e le complicità delle istituzioni “democratiche”, come gli studenti di Pisa e Firenze.

Lo stato italiano, alla faccia dei tanto sbandierati principi costituzionali, è lo stato, dopo gli USA, con il maggior numero di missioni militari all’estero: ha 3.500 militari impegnati in 44 teatri di guerra all’estero. Ogni anno aumentano le spese militari sottraendo risorse alla previdenza sociale, alla scuola e alla sanità.

La guerra dello Stato è sempre una guerra totale che si abbatte all’esterno con le bombe su altre popolazioni in nome di “sacri principi” necrofili e all’interno dei confini con il securitarismo sulle classi subalterne, sulla povera gente, sulle immigrate e sugli immigrati, su coloro che non ci stanno e lottano nelle scuole, nelle strade, nei luoghi di lavoro e nei territori per un mondo migliore senza oppressione e sfruttamento.

La guerra è un acceleratore di processi totalitari, le varie dimensioni sociali vengono progressivamente irreggimentate e il pensiero critico sempre più emarginato e soffocato.

Ma nonostante tutto ciò nelle varie parti del mondo, come in Ucraina e Russia tante persone disertano le guerre. Dal basso c’è chi si mobilita contro la ferocia terroristica e antiumana dei vari poteri vigenti – economici, patriarcali, burocratici e teocratici – lotta e resiste, insieme e in solidarietà con altre/i, con le vittime dell’odio e della violenza pianificati, riprodotti e veicolati dal sistema capitalistico dominante globale.

In un mondo sconvolto dalla barbarie sistemica come quello in cui ci troviamo, la necessità/possibilità è quella di un agire trasformativo conflittuale e costruttivo, per una battaglia di classe e umanista, autogestionaria e federalista senza confini, per un socialismo autogestionario e antiautoritario. Una lotta per la vita, per preservare la vita e per la libertà, l’autonomia di ogni persona nell’uguaglianza, per creare nuove relazioni umane e associative libertarie e un nuovo modo di abitare la Terra, in cui tecnica e produzione seguano principi filosofico-pratici etici ed estetici biofili ab origine. Una sfida che deve armonizzare il più possibile i mezzi con il fine come hanno sottolineato vari pensatori rivoluzionari ed umanisti.

Viva la libertà e la giustizia sociale per tutti gli abitanti del pianeta Terra! Per un mondo senza fabbriche di morte, senza eserciti e fili spinati!

Immediato, concreto e duraturo cessate il fuoco a Gaza e immediati aiuti alla popolazione martoriata!
Vita, Terra e Libertà per i/le palestinesi! Sostegno ai disertori ucraini e russi! Stop imperialismi, Stop The War!

Spazio Libertario Pietro Gori – Volterra
(Via Don Minzoni 58).